venerdì 30 dicembre 2011

CAMBIARE LEGGE URBANISTICA PER SALVAGUARDARE IL TERRITORIO

La Legge urbanistica si può cambiare, ma dobbiamo mettere dei paletti sulle conquiste che ha segnato in materia di tutela del territorio. Questo penso relativamente alla proposta avanzata dai consigliere regionali del PDL Dario Bond e Piergiorgio Cortellazzo per una revisione totale della legislazione urbanistica vigente.

Non avrebbe senso buttare via il bambino con l’acqua sporca e non è certo la cosa migliore da fare. Ci sono ampi margini di revisione nella legge 11/2004. Pensiamo solamente alla competenza delle province che dovrà essere riassegnata dalle regioni in materia urbanistica. Il fulcro del problema sta però altrove. La legislazione attuale offre già dei compensativi per agevolare la progettazione nei comuni più piccoli, basti pensare ai piani di assetto del territorio intercomunali (PATI). Piuttosto ci sono nella legge urbanistica alcuni punti fermi che vanno salvaguardati. La pianificazione urbanistica è uno strumento essenziale su due fronti importanti della gestione del territorio. Da una parte la limitazione dello spreco di superficie agricola coltivabile, ottimizzando così il consumo di territorio. Dall’altra la prevenzione del rischio idraulico attraverso un’indagine approfondita della natura del suolo e dei singoli territori. Si tratta di conquiste importanti, che vanno nel verso di una visione più moderna del territorio, come complesso inscindibile di porzioni diverse. Solo mantenendo ferma questa visione possiamo sperare che non si ripetano gli errori commessi in passato, che nascevano da una visione del territorio come spazi da riempire secondo il bisogno locale.


venerdì 23 dicembre 2011

VITALIZI E NUOVA LEGGE ELETTORALE: ABBIAMO RIDATO DIGNITÀ AL CONSIGLIO

Ieri si è conclusa in Consiglio la votazione sulla legge con cui si dà attuazione al taglio dei vitalizi e delle indennità dei consiglieri regionali. Le decisioni concrete valgono più di tante chiacchere. Il consiglio ha dimostrato di essere una istituzione seria, capace di scelte di autolimitazione.

Il voto di ieri mattina è un segnale politico importante in un momento di crisi. L’abolizione dei vitalizi, la riduzione del 25% delle indennità di funzione e la regolazione di diversi aspetti del trattamento economico dei consiglieri regionali, segnano un passo importante verso quella riduzione dei costi della politica che da tempo ci chiedono i cittadini. Si tratta di decisioni che non erano mai riuscite negli ultimi dieci anni di consiglio regionale e che ridanno dignità istituzionale all’organo consigliare e rispettano i cittadini.

In aggiunta abbiamo ulteriormente dimostrato che per dare un segnale concreto in fatto di riduzione dei costi della politica serve una convinta volontà, introducendo la riduzione dei consiglieri regionali da 60 a 50 e nuovi criteri di equità nella composizione del consiglio.

Con l’approvazione della legge elettorale regionale ci siamo spinti ancora più in la verso la ricerca di un’equità sociale che ci imponeva di ridurre il numero dei consiglieri e di sostenere la parità di genere nella composizione delle liste elettorali. Si tratta di decisioni che non erano mai riuscite negli ultimi dieci anni di consiglio regionale, che ridanno dignità istituzionale all’organo consigliare e rispettano i cittadini. Ma soprattutto sono il sintomo che quando c’è una convinta volontà si possono dare segnali concreti di riduzione dei costi della politica.

martedì 20 dicembre 2011

UE, ROAD MAP ENERGETICA: SUBITO UN PIANO REGIONALE

Si parla sempre di crescita: gli obiettivi della road map UE dimostrano che le energie rinnovabili possono fare la differenza. Per questo il piano energetico regionale, con l’approvazione, da parte del Comitato delle Regioni, della road map europea al 2050 per l’energia, diventa uno strumento necessario per la crescita.
In fatto di energia l’UE è proiettata già al 2050 mentre l’Italia è ancora in ritardo rispetto agli obiettivi al 2020 del “burden sharing”, Europa “20-20-20”. Il Veneto ha davanti a sé un obiettivo impegnativo: aumentare i consumi energetici complessivi da fonti rinnovabili del 195% al 2020 rispetto all’anno di riferimento (2012) secondo i dati del ministero dello Sviluppo Economico.
Se l’UE si dà l’ambizioso obiettivo di ridurre le proprie emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050, dobbiamo riconoscere che siamo ancora lontani dal centrare l’obiettivo del 20 % in materia di efficienza energetica fissato per il 2020. E questo è accaduto anche perché i responsabili delle decisioni europee non hanno ascoltato solo in parte i ripetuti inviti a fornire più sostegno al settore delle energie rinnovabili. Bisogna cominciare a cambiare prospettiva. Il significato stesso di Burden Sharing, condivisione dello sforzo, deve diventare la regola per i paesi membri e all’interno degli stessi tra le diverse articolazioni dello Stato. La nostra regione deve e può giocare una parte impegnativa. Il piano energetico regionale sarà lo strumento per raggiungere un obiettivo sociale importante, ma potrebbe anche aiutare, se strutturato nel giusto modo, a stimolare una ripresa economica che arranca.

martedì 13 dicembre 2011

IL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE E' IL FUTURO DELLA NOSTRA MOBILITA'

Senza trasporto pubblico locale non ci può essere mobilità sostenibile. Se non si risolve il nodo della mobilità sostenibile sarà difficile rilanciare lo sviluppo. Questa mattina io e il collega consigliere Pd Berlato abbiamo organizzato una piccola manifestazione presso le Stazioni Ferroviarie di Thiene e Schio contro i tagli previsti al trasporto pubblico locale e, in particolare, la chiusura della biglietteria di Schio.
L'iniziativa ha visto come epicentro la stazione FS di Thiene, dove il comitato organizzato dal circolo PD locale ha indossato una casacca gialla con lo slogan “Zaia ci lascia a piedi”.
Con il treno delle 7.50, in orario pendolari, è arrivato da Schio il consigliere regionale Berlato Sella accompagnato dal sindaco scledense Luigi Dalla Via.
"Si tratta di un’iniziativa – precisa Berlato Sella - che coinvolge tutto il Veneto e che vede impegnati i consiglieri regionali del PD in tutte le stazioni che saranno oggetto dei tagli voluti da Zaia e Chisso. Con questa iniziativa vogliamo dimostrare l’importanza della tratta ferroviaria che collega Schio al capoluogo lungo un asse importante della mobilità provinciale. Abbiamo detto più volte che il nostro territorio ha bisogno di una mobilità articolata su più livelli, altrimenti rischiamo la congestione delle strade”.
Io aggiungo che quest’iniziativa – spiega Fracasso - parte da lontano, da un’idea di sviluppo del territorio che la Regione non sta dimostrando di voler considerare. Con questa manifestazione vogliamo sottolineare l’importanza di un sistema di trasporto che negli anni è stato ridotto invece che incentivato. Si tratta di un discorso di equità sociale. Il trasporto pubblico locale è una risorsa importante per molti lavoratori e per i giovani. Inoltre il trasporto pubblico locale racchiude in sé una valenza urbanistica di sviluppo che riduce i costi e i rischi della mobilità. Chiediamo che si investa di più per la ferrovia, il trasporto del futuro, e meno per le strade.

sabato 10 dicembre 2011

CHI SONO S&P's, MOODY's ecc...

Si sarebbe tentati di prendersela senza tanti pregiudizi con le agenzie di rating. Fanno le pagelle degli stati, promuovono, bocciano o rimandano a settembre secondo oscuri criteri. Segnalo questo articolo preso dal sito del Sole 24 ore, scritto da Vittorio Da Rold. Come sempre, prima di tutto capire.

venerdì 2 dicembre 2011

PIU' VICINO L'OBIETTIVO DELLA SICUREZZA IDRAULICA

Finalmente c'è un accordo, negoziato tra le parti sociali, che ci permette di quantificare le indennità da servitù di allagamento. Adesso potranno partire le opere idrauliche per la sicurezza del nostro territorio. E' un accordo definitivo sulle cosiddette indennità da servitù di allagamento licenziato poche ore fa dalla settima commissione (ambiente) del consiglio regionale, di cui sono vice-presidente.
Questo è un tassello fondamentale per dare il La alle opere come i bacini di laminazione. C’è stato un tavolo tecnico di lavoro al quale hanno partecipato i rappresentanti delle categorie interessate: Anci, Cia, Coldiretti e molti altri. È stata trovata la quadratura del cerchio con una formula che tiene in conto un po’ tutto. I proprietari e conduttori del fondo che verrà allagato si vedranno corrispondere una cifra che intende compensare la perdita di valore dei terreni così come la mancata produttività. Per fare un esempio riferendoci alla zona di Caldogno le cifre di indennizzo per ettaro possono variare tra i 40 e i 50 mila euro, che vengono versati una tantum nel momento in cui si viene imposta la servitù. Oggi la priorità assoluta è dare avvio al piano di messa in sicurezza del territorio regionale. E la rapida approvazione dell’accordo per gli indennizzi va certamente in questo senso.

giovedì 1 dicembre 2011

ERRORE SMANTELLARE LA FERROVIA VI-SCHIO, I SINDACI FACCIANO QUADRATO

La decisione di Trenitalia di chiudere la biglietteria della stazione ferroviaria di Schio penalizza pesantemente un sistema ferroviario regionale e provinciale già inadeguato alle esigenze dei pendolari. A farne le spese saranno principalmente Thiene e Schio, due nodi importanti i cui collegamenti col capoluogo berico saranno sempre più difficili. Il consigliere regionale PD Giuseppe Berlato Sella ed io abbiamo risposto a questa decisione con una lettera-appello rivolta ai sindaci del territorio interessato.
Chiudere la biglietteria a Schio e ridurre gli orari della stazione di Thiene permetterà un risparmio modesto a fronte di un danno sociale enorme, con aumento del rischio per la sicurezza dei viaggiatori. Quello scelto dalla Regione e da Trenitalia è un modo di procedere inaccettabile e francamente incomprensibile, che renderà ancora più difficili i collegamenti tra i diversi comuni e il capoluogo berico. Si tratta di una scelta che va nel senso opposto a quanto chiediamo da tempo: un trasporto ferroviario metropolitano regionale. Il territorio vicentino e il Veneto presentano un ritardo strutturale nella mobilità che richiederebbe interventi di potenziamento delle linee ferroviarie minori e degli snodi locali. Per questo noi interverremo in tutti i modi per scongiurare l’ulteriore smantellamento di un settore già ampiamente in stato di emergenza. E chiediamo a tutti i sindaci interessati dei comuni interessati dalla vicenda di sostenere la nostra battaglia lanciando un segnale alla Giunta regionale.

LE EMITTENTI LOCALI PATRIMONIO DELL’INFORMAZIONE DA SALVAGUARDARE

Si poteva dimostrare un po’ più di attenzione in fase di programmazione visto che tutti concordano sull’importanza delle TV locali. Il passaggio al digitale non è stato accompagnato da una adeguata azione della Regione. La risposta datata 22 novembre all’interrogazione del 6 ottobre presentata da me e dal collega consigliere Ruzante sui fondi destinati alle emittenti locali è stata a dir poco deludente.
La Regione fornisce dei dati interessanti che evidenziano il calo complessivo dei trasferimenti al settore da parte dello Stato. Gli stanziamenti del Ministero si sono quasi dimezzati per il Veneto tra 2008 e 2010, passando da 15.985.000 euro a soli 8.694.341 euro. La risposta contiene i dettagli del riparto per le diverse emittenti venete, la cui condizione è aggravata dal calo delle pubblicità e dagli investimenti sostenuti per il passaggio da sistema un sistema analogico di trasmissione al digitale terrestre. Alcune regioni hanno cercato di far fronte alla situazione ricorrendo ai finanziamenti europei per il sostegno all’informazione locale. Questa ipotesi risultava impossibile per la Regione del Veneto, perché i fondi UE erano stati destinati ad altri interventi. Speriamo che, in vista della prossima finanziaria, la Regione si doti innanzitutto di lungimiranza e assicuri per tempo le risorse necessarie a garantire il servizio di pubblica informazione.

giovedì 24 novembre 2011

TRENI VENEZIA-MONACO: IL VENETO MERITA FERMATE INTERMEDIE

La decisione del ministero dei Trasporti che nel giugno scorso ha escluso Vicenza, Padova e Venezia/Mestre dalle fermate intermedie della tratta ferroviaria europea Monaco-Venezia fa un danno ai cittadini e ci fa dare un pessimo spettacolo davanti all’Europa. Sulla questione oggi pendono un ricorso al TAR e una segnalazione di turbativa del mercato avanti al Garante della Concorrenza.
Già nel dicembre scorso abbiamo presentato in Regione un’interrogazione per sapere come si sarebbe mossa la Regione per garantire le fermate “intermedie” del Veneto lungo la tratta ferroviaria Monaco-Venezia. L’assessore regionale Renato Chisso ci ha risposto nell’aprile di quest’anno che la Regione è stata investita della questione già nel 2010. Il 20 settembre dello scorso anno la Regione Veneto ha notificato al ministero delle Infrastrutture e Trasporti l’elenco dei treni di competenza regionale che subivano una interferenza con i tracciati richiesti dal gruppo ferroviario Le Nord srl, operativo lungo la tratta Monaco-Venezia insieme ai gruppi DB e OBB tedesco e austriaco.
Nella risposta all’interrogazione l’assessore Chisso afferma che il 6 dicembre l’Ufficio Regolazione Servizi Ferroviari del ministero ha deciso di escludere le compagnie ferroviarie Le Nord e le due società straniere da tutte le fermate intermedie lungo la tratta veneta della Monaco-Venezia.
A questo punto la situazione è precipitata. Il ministero ha ritirato l’esclusione degli operatori privati delle fermate intermedie. La regione ha comunicato al ministero di perorare la causa delle fermate intermedie, incalzata dalle richieste dei cittadini. Poi Le Nord srl e i due gruppi stranieri hanno ricorso al TAR contro la decisione di limitazione del loro servizio. Così il 17 febbraio scorso il ministero ha deciso di prorogare la sospensione delle limitazioni al servizio sulle fermate intermedie, fino alla soluzione del ricorso.
Hanno fatto bene il Comune di Vicenza, insieme a Provincia e Camera di Commercio, a segnalare al garante della Concorrenza la decisione del ministero. Ne va del diritto degli utenti di poter scegliere un servizio. La legislazione europea parla chiaro, libera circolazione di merci, servizi e soprattutto persone. Ostacolando la libera concorrenza sul servizio i primi a rimetterci sono i passeggeri, che devono raggiungere i capolinea con i mezzi regionali e un aggravio di tempi e costi.

mercoledì 23 novembre 2011

PATTO DI STABILITA' VERTICALE: SVOLTA POSITIVA PER I CITTADINI

La riapertura dei termini per le adesioni al patto di stabilità verticale regionale, che a settembre la Regione aveva chiuso per eccesso di rigore nel rispetto dei termini di legge, è una notizia positiva per tutti quei comuni che di soldi ne hanno ma non possono spenderli.
Il mio collega Berlato Sella così commenta: “Si tratta finalmente di un passo importante per il quale il Comune di Schio si è battuto molto. Questo territorio ha goduto di buone amministrazioni che hanno permesso di accantonare risorse che altrimenti rimarrebbero infruttuose in tesoreria”.
E io mi sento di ricordare che il 6 settembre scorso abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere alla Regione di liberare le risorse dei comuni virtuosi ingiustamente bloccate. La firma dell’accordo di oggi è una vittoria per tutti quei comuni che hanno saputo amministrare in modo capace le risorse.
Stiamo parlando di risorse che i comuni aspettano da tempo e che potranno fare la differenza sul prossimo bilancio. L’iniziativa dell’ANCI è stata fondamentale: ora molti comuni potranno tirare un sospiro di sollievo.

domenica 20 novembre 2011

CON LA CULTURA NON SI MANGIA - PARTE SECONDA

La Fondazione Teatro la Fenice ha 220 anni di storia. Ha un bilancio annuo di poco più di 32 milioni di euro. Occupa 298 lavoratori, produce 300 serate su 362 giorni, nel corso del 2011 gli spettaori paganti sono stati 145.000, gli abbonati 26.000, con 117 recite d'opera e 55 concerti sinfonici. Tra spettatori e visitatori 450.000 persone sono entrate al Teatro La Fenice nel corso di quest'anno. I ricavi propri dell'ente (biglietti, abbonamenti, visitatori, sponsor, gadget..) hanno superato il 30% del bilancio. Anche qui come per la Biennale "gli affamati" di cultura sembrano essere molti di più di quanti ritenesse il ministro(ex) Tremonti. La Regione Veneto aveva tagliato di 900.000 euro il contributo alla Fondazione con il bilancio di previsione 2011. In sede di assestamento di bilancio abbiamo chiesto a gran voce il ripristino dei fondi, mercoledì 23 novembre il voto decisivo.
Dimenticavo: nel 2012 cadono i dieci anni esatti dalla riapertura dopo il rovinoso, e doloso, incendio.

mercoledì 16 novembre 2011

CASSA DI ESPANSIONE TESINA: UN PRIMO PASSO, ORA AVANTI LE OPERE STRUTTURALI

L’invaso di Marola è un buon segnale. Ora, dopo la firma di un’intesa tra Regione Veneto, Confindustria Vicenza e Comune di Torri di Quartesolo in vista della progettazione preliminare della cassa di espansione del fiume Tesina in località Marola nel Comune di Torri di Quartesolo, ci aspettiamo che si vada avanti con le opere strutturali.
Il piano di mitigazione regionale ha individuato 3 opere di mitigazione del rischio idraulico ritenute essenziali per la provincia vicentina. Tra queste c’è anche il cosiddetto “bacino di laminazione” in località Marola nel Comune di Torri. Quest’opera si aggiunge ai due invasi, il primo in Comune di Caldogno e il secondo in Comune di Trissino, che il piano regionale redatto dall’ingegner D’Alpaos aveva già inserito tra le opere finanziate. Per Marola stiamo parlando di un’opera da 7 milioni di euro che servirà a mettere in salvaguardia Padova e l’intero bacino del Bacchiglione dal rischio di esondazioni. Mi auguro che ora si proceda con rapidità alla realizzazione delle altre opere strutturali che attendono di essere finanziate. È essenziale- conclude Fracasso - proseguire su questa strada perché le opere strutturali rappresentano interventi di prevenzione del rischio futuro, altrimenti ci troveremo ancora una volta a spendere i nostri soldi per interventi d’urgenza quando il danno sarà fatto.

PIANO DI MITIGAZIONE RISCHIO IDRAULICO E GEOLOGICO DEL VENETO

La Giunta Regionale del Veneto ha adottato il Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico, redatto dall'Autorità di Bacino con la collaborazione scientifica di Luigi D'Alpaos, Marco Marani, Alberto Mazzucato e dei servizi regionali che si occupano di territorio. Il Piano prevede interventi per un importo che supera i due miliardi di euro per la messa in sicurezza del territorio veneto.
Al link qui sotto la relazione di sintesi di cui consiglio la lettura per comprendere le fragilità del nostro territorio, l'entità degli eventi alluvionali recenti e un primo elenco degi interventi urgenti per i bacini idrografici principali.

PIANO AZIONI E INTERVENTI MITIGAZIONE RISCHIO IDRAULICO E GEOLOGICO

NORDEST CAPITALE DELLA CULTURA? MA SE INVESTIAMO SOLO 8 EURO PRO CAPITE

Mio intervento pubblicato sul Corriere del Veneto di ieri:


La candidatura di “Venezia e il Nordest Capitale Europea della Cultura 2019” ha fatto un balzo in avanti con il recente meeting tenutosi alla Fondazione CUOA di Altavilla, nel vicentino. Gruppi di lavoro, contributi, discussione, la proposta cresce e sta prendendo forma una rete di soggetti convinti della grande opportunità costituita dalla svolta culturale che può rappresentare l’essere “Capitale”. “Ricostruire un ruolo basato sulla produzione culturale, sulla ricerca scientifica, sullo sviluppo di nuove industrie a tecnlogie evolute”, si legge sul documento presentato ad Altavilla. E ancora “la Capiltale del 2019 dovrà portare un’altra evoluzione fondamentale nel costruie l’assetto metropolitano del Nordest, e cioè un efficiente e moderno sistema di trasporti ferroviario metropolitano e di Alta Velocità”. Ma il candidato a che punto sta, mi sono chiesto, come si sta preparando all’esame dell’Europa? Cultura, ricerca e sviluppo, mobilità sostenibile, son materie mica da poco, pensando al fatidico esame di maturità. Eppure un modo per capire a che punto stiamo c’è, verificare quanto la regione investe (spende) per le materie d’esame. L’ho fatto sulla base di un documento passato sotto sospettoso silenzio, la relazione pubblicata a settembre dalla ormai mitica Commissione Per l’Attuazione del Federalismo Fiscale (COPAFF). Commissione fortemente voluta dalla Lega e presieduta dal prof.Luca Antonini, che pure Zaia ha chiamato per il suo “federalismo a geometria variabile”. Per la prima volta nella storia repubblicana la COPAFF è riuscita a rendere omogenei tra loro i bilanci delle diverse regioni italiane. Cosa impossibile fino al 2009, visto che i criteri di contabilità non erano univoci. E per la prima volta possiamo fare dei credibili confronti tra la spesa delle regioni nelle diverse materie di loro competenza. Vediamo allora come è messo il nostro candidato.

Per la cultura la spesa procapite in Veneto è stata nel 2010 di poco più di 8 euro, la più bassa delle regioni del nord, comprese Emilia e Toscana, fatta eccezione la Lombardia che recupera in valori assoluti grazie ai suoi dieci milioni di abitanti. Il Friuli ha speso 78 euro/ abitante, il Trentino addirittura 147 ! Il Piemonte più di 16, la Toscana 20. Se passiamo ad analizzare la spesa per la ricerca il Veneto si colloca buon ultimo con 0,89 euro/abitante contro 3,2 della Lombardia, i 34,5 del Piemonte, i 91,6 della Toscana. Per rispetto ai veneti non scrivo cosa spendono Friuli e, soprattutto, Trentino, mentre anche l’Emilia con 1 euro/abitante si colloca sopra il Veneto. Diciamo che per una regione che si candida a fare la capitale della cultura puntando “sulla produzione culturale, sulla ricerca scientifica……” la spesa sembra più quella di una periferia. Ma non disperiamo, potremmo sempre rifarci “sull’efficiente e moderno sistema di trasporto metropolitano…..”. Peccato che per la ferrovia il Veneto sia ancora buon ultimo nella spesa procapite tra le regioni del nord con 39,9 euro, la Lombardia veleggia a 70 e il Piemonte a 142 (!), l’Emilia a 43, e Friuli e Trentino sopra i 50.

E’ pur vero che il Veneto ha la spesa complessiva procapite più bassa tra le regioni considerate (2339 euro contro i 2600 di Piemonte e Lombardia per fare un esempio) eppure indovinate dove spende di più? Ma certo, le strade, in valore assoluto e procapite (più di 19 euro) più di Lombardia (4,6 euro), Piemonte e Toscana, mentre il dato di Friuli e Trentino non è comparabile per le diverse competenze.

Si, lo sappiamo, i tempi sono tristi per la spesa pubblica, ma almeno si dica chiaramente che senza un ribaltamento di priorità altro che Capitale della Cultura e mobilità sostenibile, il Veneto rimarrà la regioni delle strade e dei capannoni. Cogliere fino in fondo la sfida della candidatura significa imprimere una vera svolta all’ordine degli investimenti. Per non presentarsi con le scarpe rotte e le idee confuse.


giovedì 10 novembre 2011

ALLUVIONE: LA RISPOSTA DI ZAIA

ANSA) - VENEZIA, 8 NOV - Mentre tecnici e volontari veneti sono in Liguria per supportare la prima ricostruzione, per il presidente del Veneto, Luca Zaia , la tutela idrogeologica del territorio resta assolutamente una priorità. "Non possiamo essere una delle prime economie del mondo - ha detto - e avere un territorio che fa acqua da tutte le parti. Ecco perché non possiamo rinunciare ai lavori di realizzazione delle casse di espansione, che vogliamo fare seriamente, anche se, prima di chiedere un nuovo sacrificio ai veneti, vogliamo mettere in fila le opere e presentare un cronoprogramma serio".
Zaia, dunque, approva la proposta avanzata dal Pd di una tassa di scopo. "Anche se proviene dalla nostra opposizione, è una prova di grande coerenza e senso della comunità, un raggio di sole in mezzo a tanta tempesta per un Paese in cui si parla soprattutto di spread e di numeri della maggioranza. In Veneto, abbiamo tre casse di espansione già finanziate, ma, per garantire la sicurezza idrogeologica e la salvezza di tante persone, anche un'altra decina da realizzare, con una spesa stimabile tra i due e i trecento milioni di euro. Noi stiamo lavorando sul progetto di una accisa sulle benzine - ha aggiunto - che non ha ancora preso corpo perché non si riesce ancora a calibrare, ma il ragionamento va fatto fino in fondo, anche perché il problema riguarda non solo le aree alluvionali, ma tutto il Veneto: se oggi esondasse il Piave o il Monticano, fiumi dimenticati da questa prospettiva, il disastro ci sarebbe comunque".
Ritornando alla lettera aperta lanciata negli ultimi giorni,
Zaia ha dunque parlato di un'"occasione di riflessione. E spero che il professor D'Alpaos, il più grande luminare in materia, che ha già redatto gratuitamente il piano del Veneto senza alluvioni da due miliardi e 700 mila euro, continui a restare al nostro fianco".

martedì 8 novembre 2011

ALLUVIONI COSA FARE? LA LETTERA APERTA INVIATA AL PRESIDENTE ZAIA

L’occasione del primo anniversario della disastrosa alluvione del 2 Novembre 2010 ha riproposto con forza il tema della prevenzione del rischio idraulico nel nostro Paese e nel nostro Veneto in modo particolare.

L’analisi impietosa ci dice che il nostro territorio a seguito dei mutamenti climatici e ell’irrazionale sviluppo urbanistico è in una condizione di estrema fragilità.

Quanto accaduto in Toscana e in Liguria in questi giorni ne è l’ennesima conferma.

Le risorse necessarie a livello nazionale per fare gli interventi per mettere in sicurezza il Paese sono stimate nell’ordine di circa 44 miliardi ( che tendono ovviamente a crescere ogni anno che passa).

Nell’anno successivo al disastro Veneto le disponibilità da parte del Governo nazionale sono state ridotte a zero (0): peggio. il Governo ha deliberato nel famoso Decreto Milleproroghe che, nel caso di nuove calamità, saranno le Regioni colpite che dovranno applicare aumenti di imposizione fiscale per affrontare i danni provocati ai propri cittadini.

Al Veneto almeno lo scorso anno sono arrivate le risorse per pagare (in parte ) i danni avuti: ma continuare a pagare i danni dopo vuol dire buttare i soldi in un pozzo senza fine di sprechi (oltre al doloroso capitolo delle vite spezzate che questi aventi portano sempre con loro).

Ma quello che è altrettanto chiaro e drammatico che non c’è un Euro per affrontare il piano di prevenzione da 2,7 miliardi euro che i tecnici hanno messo a disposizione della politica ormai da anni. Non serve a nulla ora stare a recriminare sui motivi che hanno impedito a chi aveva il Governo del Paese e della Regione ( questa da sempre alla stessa parte politica) di mettere le risorse quando ce ne erano.

Diciamo però che non ci si può limitare come fa il Presidente della Commissione attività Produttive della Camera Manuela Dal Lago che i soldi non ci sono.

Bene hanno fatto i Sindaci delle zone alluvionate con Variati in testa a dire che la prevenzione del rischio idraulico può diventare in questa congiuntura un elemento strategico anche per il rilancio dell’economia.

Ma allora che fare?

Se siamo d’accordo che il territorio, i beni delle famiglie e delle imprese sono un patrimonio da salvaguardare secondo solo forse alla salute delle persone, allora una grande Regione come il Veneto deve affrontare la questione delle risorse smettendo di fare proclami e dicendo dove le trova.

Il Presidente Zaia parla di responsabilità e oneri di fronte ad un nuovo patto con la comunità.

Bene, smettiamo di parlare di polizze contro le alluvioni caro Presidente ( cosa peraltro impossibile) e faccia il federalista sul serio e abbia il coraggio di applicare una tassa di scopo per finanziare un grande piano per la prevenzione del rischio idraulico nella nostra Regione. Di fronte ad impegni e progetti concreti sono convinto che i cittadini Veneti capirebbero la posta in gioco.

Si definiscano tempi e modi di applicazione subito: noi saremo disponibili ad un confronto che tenga conto della capacità contributiva, dell’area territoriale e delle proprietà. Con un piano serio siamo convinti arriveranno altre risorse ( ad esempio dalla Comunità Europea).

E allora non solo metteremo i Veneti al sicuro dal rischio idraulico ma daremo un sostanziale contributo a ristabilire un rapporto di maggior fiducia tra cittadini e istituzioni.

RODOLFO VIOLA, COMMISSIONE AMBIENTE E LAVORI PUBBLICI DELLA CAMERA

STEFANO FRACASSO, COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE VENETO

giovedì 3 novembre 2011

CONTRAFFAZIONI AGROALIMENTARI: PROTOCOLLI DI TUTELA DA SOLI NON BASTANO

Coldiretti ha denunciato recentemente uno scandalo portando alla luce un quadro allarmante di mancati controlli che hanno permesso il finanziamento da parte dello Stato italiano di prodotti agroalimentari falsificati da parte di Stati esteri. E' evidente che i disciplinari da soli non bastano e a fronte della situazione che abbiamo davanti bisogna riassestare il sistema della difesa dei prodotti del nostro mercato agro-alimentare.
Il fatto che SIMEST, una società pubblica che assiste le imprese italiane nelle loro attività all’estero, possa aver concesso finanziamenti a prodotti che vanno considerati come “taroccati” è una vergogna sulla quale bisognerebbe sollevare il velo e indagare a fondo. È anche il sintomo che qualcosa non funziona nel sistema dei finanziamenti e dei controlli: le sigle di tutela dei nostri prodotti agroalimentari sono garantire dai disciplinari che vincolano i produttori e dovrebbero garantire la qualità del prodotto. Succede poi che Simest, una società essenzialmente finanziaria, promuove le operazioni di joint venture tra imprese italiane e straniere e che dall’estero ci tornano indietro prodotti agroalimentari cosiddetti Italian sounding, che possiamo ben definire contraffazioni. Stiamo parlando di esempi resi noti dalle cronache come “l’Asiago cheese” americano o il “Camerlot rumeno”, imitazione del nostro vino Merlot.
La tutela del prodotto ha due significati che vanno ribaditi: da una parte si garantisce la produzione di nicchia e dall’altra si conserva la qualità del prodotto. In Italia solo una percentuale bassissima di persone conosce il valore dei marchi di tutela, ciò significa che bisogna fare di più o cambiare strategia. Il prosecco è uno dei prodotti più falsificati, ma il consorzio di tutela ha condotto una battaglia senza quartiere contro le falsificazioni. Parliamo però di un prodotto conosciuto in tutto il mondo e che produce un volume d’affari considerevole. L’Italia è piena di prodotti minori, ma di qualità altissima, che rischiano di scomparire se non si garantisce loro un riconoscimento di “unicità” e tutela”.
Non possiamo affidare la sicurezza del made in Italy alla sola azione repressiva della giustizia come chiede l’assessore Manzato, è necessario avviare un percorso nuovo, dove tutela e garanzia del prodotto nascono dal riconoscimento del legame tra prodotto e territorio su basi certe.

AD UN ANNO DALL'ALLUVIONE

Danni dell'alluvione: è ora di uscire dall'emergenza e fare programmazione
Ad un anno esatto dall’alluvione che ha colpito il Veneto è giunto il momento di uscire dalla fase dell’emergenza per entrare nella fase della programmazione degli interventi. Finora si è dato corso ai soli interventi straordinari per la messa in sicurezza e poco si è fatto per la prevenzione del rischio, le cosiddette opere strutturali come i bacini di laminazione. Io e il collega consigliere regionale del PD Stefano Fracasso e Giuseppe Berlato Sella ci sentiamo di descrivere in questo modo la situazione degli interventi ad un anno esatto dall’alluvione che ha coinvolto l’intero territorio regionale nell’ambito di una conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina presso la sede provinciale del Partito Democratico.
In materia di difesa del suolo, quindi di prevenzione del rischio i dati ci mostrano che gli stanziamenti sono scesi tra il 2003 e il 2009 da 50 a 20 milioni di euro. Ridurre le spese per la prevenzione del rischio comporta un aumento del rischio ambientale, che si è verificato l’anno scorso, e un conseguente aumento delle spese per interventi straordinari e d’urgenza.
La fase di emergenza ha portato ad oggi uno stanziamento di circa 370 milioni, dei quali circa 300 sono destinati agli indennizzi e solo 60 per le opere strutturali. La commissione incaricata dalla Regione di studiare un piano di “mitigazione” del rischio idro-geologico ha parlato di un rischio per il nostro territorio che richiederebbe una spesa di circa 2,7 miliardi di euro per la completa messa in sicurezza. La Giunta Regionale ha proposto un piano di intervento a dieci anni; noi chiediamo che a bilancio venga iscritto un fondo annuale dedicato alla difesa del suolo dotato di almeno 50 milioni. Si tratta di un meccanismo che aiuterebbe ad uscire dalla logica dell’emergenza, a due condizioni: le competenze di gestione del fondo dovranno uscire dalla logica commissariale per tornare in capo alle direzioni competenti della Regione, come la direzione ambiente e difesa del suolo; in secondo luogo queste risorse dovranno essere agevolate attraverso lo svincolo dal patto di stabilità interno, che blocca e strangola le possibilità di intervento.


Difesa del suolo: lo Stato sblocchi fondi per Comuni e Regioni
C'è poi da affrontare la questione dei fondi per la difesa del suolo. Al “niet” dell’onorevole leghista Manuela Dal Lago alla proposta dei sindaci veneti di riconoscere nel Decreto Sviluppo la difesa del suolo come priorità, rispondo con la richiesta che per lo meno lo stato sblocchi le risorse vincolate dal patto di stabilità per permettere a Regioni e Comuni di intervenire.
La Dal Lago afferma con schiettezza che lo Stato non ha le risorse per riconoscere la priorità della difesa del suolo nel Decreto Sviluppo, perché questo significherebbe avvallare e finanziare un piano d’interventi che supera i 2 miliardi di euro. Se lo Stato non può fare nulla direttamente, potrebbe però riconoscere nel Decreto Sviluppo lo sblocco dal patto di stabilità di quelle risorse in capo alle Regioni e in piccola parte ai Comuni per la difesa del suolo, così da permettere a quest’ultime di avviare quelle opere strutturali di riassetto idro-geologico che sono l’unica garanzia contro il ripetersi di un 1 novembre 2010.


sabato 29 ottobre 2011

ARPAV: QUEI 10 MILIONI SERVONO, REGIONE APPROVI ASSESTAMENTO DI BILANCIO

Dopo 4 ore d'incontro conclusosi oggi pomeriggio in 5a e 7a commissione del Consiglio Regionale, la realtà che emerge è questa: non possiamo far pagare all’ambiente le scelte sbagliate della precedente gestione scellerata di Arpav. All'incontro sono intervenuti anche il direttore di Arpav e i rappresentanti sindacali della struttura per valutare l’impatto del piano di ristrutturazione aziendale presentato dal nuovo direttore Carlo Pepe.
Una cosa è subito chiara: bisogna ripristinare per l’anno in corso quei 10 milioni di euro che sono stati richiesti ormai mesi fa approvando subito l’assestamento di bilancio. Comprendiamo le ragioni economiche e finanziarie che stanno dietro il piano di riorganizzazione strutturale presentato da Pepe, ma non possiamo accettare che sia l’ambiente a pagare le spese di una ristrutturazione totale di Arpav. Dobbiamo pretendere garanzie funzionali e in termini di competenze, perché il ruolo dell’agenzia è delicato oltre che fondamentale. Non voglio pensare che i nostri tecnici debbano trascorrere più tempo in macchina per gli spostamenti che nei laboratori o nei siti a rischio. La precedente amministrazione Arpav ha usato le risorse in modo scellerato per operazioni immobiliari allo scoperto per 34 milioni e per questo oggi siamo ancora qui a parlare di come rimettere in piedi l’Arpav. La commissione sarà nuovamente convocata per ascoltare la replica del direttore Pepe. Ci aspettiamo di poter capire il peso delle conseguenze in termini funzionali di questo complesso piano, necessario, di ristrutturazione.

mercoledì 26 ottobre 2011

TRASPORTO PUBBLICO LOCALE: NON POSSIAMO PIU' ASPETTARE L'ASSESTAMENTO DI BILANCIO

La situazione si sta facendo difficile. Senza assestamento di bilancio il trasporto pubblico non vedrà un euro, ma senza fondi non si arriva al 2012.
Il ritardo nell’approvazione del cosiddetto “assestamento di bilancio” da parte della Regione non lascia spazio a interpretazioni: sta creando uno tsunami dentro al mondo del trasporto pubblico regionale, da mesi in attesa di uno stanziamento che possa garantire la prosecuzione del servizio almeno per l’anno prossimo.
Il trasporto pubblico locale ha già subito il taglio dell’11% dei trasferimenti per l’anno in corso e per l’anno prossimo ci si attende un taglio del 20%. I sindacati ci hanno mostrato alcuni dati preoccupanti: nella sola provincia di Vicenza il trasporto urbano ha subito una contrazione del 5%, mentre a livello extra urbano la contrazione sale al 10%. Questi dati impressionano se li trasformiamo in kilometraggio “tagliato” per contenere i costi: parliamo di 500 mila km per la rete urbana e 1,7 milioni di km per la rete extraurbana. I sindacati chiedono 30 milioni a titolo di urgenza per fronteggiare la crisi e riassestare i servizi; la Regione ne ha promessi 10, quanto nelle sue possibilità, ma da approvare in sede di assestamento di bilancio. Oramai è ottobre e dell’assestamento non si vedono tracce all’orizzonte. Ciò rende la situazione estremamente grave e complicata: il gruppo regionale del PD ha chiesto con voce unanime l’immediata approvazione dell’assestamento di bilancio, che ci auguriamo sia finalmente percepito come una reale urgenza.

martedì 25 ottobre 2011

LAVORI PUBBLICI NEL VENETO. I DATI DELL'OSSERVATORIO SUGLI APPALTI

Recentemente la Regione Veneto ha diffuso , attraverso l’Osservatorio Regionale sugli Appalti Pubblici, alcuni dati relativi alla situazione degli appalti nella regione. Emerge un dato allarmante: il numero dei lavori pubblici fotografato nel 2010 si è ridotto di due terzi rispetto al 2008. I bandi di gara per appalti pubblici si sono ridotti dai 1320 del 2008 ai 489 del 2010, con una riduzione in termini di volumi per oltre 400 milioni di euro. I Comuni, che nel 2008 operavano come stazioni appaltanti per oltre 430 milioni di euro, nel 2010 hanno appaltato lavori per soli 180 milioni e il territorio vicentino è tra i più penalizzati, con una flessione registrata di 120 milioni di euro, pari al 60% del valore complessivo. Questa contrazione è dovuta ai vincoli determinati dal patto di stabilità che ha costretto tutti gli enti locali a bloccare i piani di investimento e persino alcuni interventi in corso d’opera. Appare quindi evidente che mettere il giogo a quei comuni che possono definirsi “virtuosi” nella gestione finanziaria, significa mettere in ginocchio il sistema dell’economia locale, spezzando quel circolo virtuoso “ente pubblico – azienda – territorio” che per anni ha sostenuto lo sviluppo della nostra realtà locale e contraddicendo i propositi di rilancio della crescita e dello sviluppo.

La presentazione sintetica

Il rapporto completo


CON LA CULTURA NON SI MANGIA? CRESCONO GLI AFFAMATI

Qualcuno ricorda l'autore di questa affermazione? Il tremendo Tremonti così si espresse a fronte delle proteste per i tagli al fondo unico per lo spettacolo. I dati diffusi pochi giorni fa dalla Biennale di Venezia ci raccontano di una crescita dei visitatori alla BiennaleArte, più di 22.000 nell'ultima settimana, tale da portare le proiezioni per l'intero periodo di apertura oltre i 375.000 visitatori. Un record di affamati di cultura. Ma non basta, grazie alla crescita dei visitatori e dell'interesse degli sponsor la BiennaleArte raggiungerà un autofinanziamento del 90%! Insomma c'è fame di cultura e con la cultura si mangia sempre di più.


lunedì 24 ottobre 2011

EX GIL: VENDERE A CHI E VENDERE COME?, LA REGIONE DOVREBBE PRIMA CHIARIRE

A seguito dell’inserimento da parte della Regione dell’ex area GIL nel piano di dismissioni patrimoniali appena presentato, prima di vendere ci sono diverse cose da chiarire e la Regione dovrebbe dare delle risposte.
Penso che dovremmo spostare l’ordine del problema: stiamo parlando di una struttura, l’ex Gil, dove sono stati investiti una valanga di soldi per rimettere in uso una struttura enorme nel cuore del centro urbano di Vicenza. Non abbiamo praticamente fatto a tempo a vedere i risultati che l’obiettivo prioritario individuato dalla Giunta è già quello della vendita. Una vendita gravata da “molti se e molti ma” visto che si era concordemente scelto di condere lo stabile in comodato d’uso a 99 anni alla Fondazione Studi Universitari. Si tratta di un elemento piuttosto rilevante ai fini di una possibile vendita, come già notato da alcuni membri della maggioranza in Regione, e penso che prima di una passo decisivo la Regione dovrebbe perlomeno coinvolgere la Fondazione Studi Universitari, la Provincia e il Comune di Vicenza.
La vicenda appare poi viziata dai confronti politici interni all’area di maggioranza: un consigliere regionale di maggioranza, presidente della Commissione Bilancio, contro un assessore regionale, all’Istruzione, che ha molto più il sapore dello scontro politico in campo aperto che non del ragionamento finanziario e urbanistico sul possibile sviluppo della struttura universitaria e del centro cittadino.

mercoledì 19 ottobre 2011

NODO TAV DI VICENZA: UN PRIMO PASSO VERSO LA MOBILITA' SOSTENIBILE

Valuto come una notizia positiva per la soluzione della questione TAV l'approvazione da parte della Giunta Regionale di una convenzione per la redazione dello studio di fattibilità dei collegamenti ferroviari e viari della stazione AC/AV di Vicenza Ovest. Una convenzione che verrà sottoscritta da Regione, Provincia, Comune, le categorie economiche e la conferenza dei sindaci dei comuni interessati dall’Alta Capacità.
Il sistema viario trasversale ovest-est da Torino a Trieste rappresenta una sorta di corridoio socio-economico e proprio oggi l’Europa ne ha ribadito la funzione essenziale per lo sviluppo dei territori interessati. Le istituzioni e le organizzazioni interessate si sono rese disponibili a cofinanziare lo studio di fattibilità: questo è un primo passo verso una mobilità diversa per il nostro territorio che chiediamo da tempo. Per la nostra regione la combinazione Alta Velocità / Alta Capacità è il tracciato già segnato da percorrere per ridisegnare la mobilità di un territorio e di un sistema produttivo oggi in sofferenza. Ora serve un impegno concreto per arrivare a soluzioni rapide e condivise come ci chiedono i cittadini.

martedì 18 ottobre 2011

IN MEMORIA DI ANDREA ZANZOTTO

Le parole possono unire mondi lontanissimi. Ricordo con grande commozione il recente incontro con Andrea Zanzotto, scomparso oggi a meno di due settimane dal suo 90° compleanno.
Non ero l’unico ad averlo ascoltato ancora una volta in occasione del suo 90° compleanno proprio pochi giorni fa. È stato un saluto ricco d’emozioni: lui impassibile e semplice anche davanti alle numerose autorità della nostra terra che hanno voluto salutare i novant’anni di un uomo che ha segnato in punta di penna la cultura della nostra terra.
La sua lunga indagine sul microcosmo di Pieve di Soligo, del Montello, delle sfumature dei colori e della lingua in cui è nato è stata in realtà un viaggio dentro le trasformazioni del paesaggio, del linguaggio, delle coscienze. Un viaggio aperto alle contaminazioni del macrocosmo, delle scienze esatte come di quelle umane".
Oggi, su richiesta del presidente del Consiglio Regionale Clodovaldo Ruffato, ho letto un testo del poeta in apertura della seduta dedicata alle votazioni finali sul nuovo statuto del Veneto. Dopo il ricordo del poeta, a cui il Consiglio aveva poche settimane fa conferito il Leone d'oro del Veneto, ho letto in aula De Senectute, uno degli ultimi testi di Zanzotto. La sua voce antica ci accompagnerà ancora, nonostante tutto.

giovedì 13 ottobre 2011

LA SANITA' NEL VENETO

L'altra sera ho tenuto a Dueville una presentazione sulla situazione della sanità in Veneto. Allego qui le slides della presentazione in modo che gli interessati possano ritrovarle sul blog e magari continuare il dibattito attorno a questo tema.




LA SITUAZIONE DELL'ARPAV SECONDO LE FONTI UFFICIALI

La situazione finanziaria dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente del Veneto sconta principalmente due fattori . Il taglio del finanziamento per l'attività annuale deciso dalla Giunta Regionale in sede di approvazione del bilancio di previsione 2011, in primis, e l'eredità delle scelte fatte dall'ultima dirigenza, acquisto di nuove sedi e altre operazioni. Fatto sta che mancano all'appello almeno 12 milioni di euro per quest'anno. Sulla questione sono già intervenuto qualche settimana fa, ribadendo che a pagare queste scelte non possono essere la qualità dell'ambiente del Veneto e i tecnici impegnati nelle attività di monitoraggio, controllo, prevenzione. In allegato il documento di sintesi presentato dal nuovo Direttore Generale al Comitato di Indirizzo e recepito dalla Giunta Regionale martedì scorso. Il documento sarà trasmesso alla settima commissione (Ambiente e Lavori Pubblici) per il parere.

Situazione economico finanziaria per il risanamento dell'ARPAV


martedì 11 ottobre 2011

PER I 90 ANNI DI ANDREA ZANZOTTO










Ieri, dopo oltre dieci anni, ho incontrato nuovamente Andrea Zanzotto nella sua casa di Pieve di Soligo. Con il Presidente del Consiglio Regionale, Clodovaldo Ruffato, ho partecipato alla consegna del premio Leone Veneto, la massima onorificenza del Consiglio. Sono stati momenti di grande emozione, soprattutto dopo la lettura della lettera di auguri che il Presidente Napolitano ha indirizzato al poeta. "Nessun consuntivo è possibile" ci ha detto Zanzotto in una delle sue fulminanti visioni, seppur nella fatica degli anni. Tra una selva di fotografi e telecamere l'esile corpo di Zanzotto sembrava quello di un'asceta immerso in una lontana meditazione. Eppure è bastato un attimo per riportarlo al mondo della parola, senza rinunciare alla sottile ironia, e autoironia, delle sue riflessioni.
Dopo l'incontro con il poeta, il figlio ci ha accompagnati nella casa natia, con i soffitti affrescati dal padre di Andrea, pittore.


"Eppure, tra il senso di provvisorietà in cui precipita ogni ipotesi di futuro e il rischio di imbattermi, volgendomi al passato, nell'ennesimo odioso vuoto di memoria, mi sembra che capiti anche a me, talvolta, di ...intivarghe, ecco, di incappare in un qualche "pertugio", di riuscire a infiltrarmi per qualche minuscola "fessura" aperta sulla scorza della realtà."
Da "la poesia unisce le lingue". Corriere della Sera; 1 ottobre 2011

mercoledì 5 ottobre 2011

NUOVO STATUTO OSTAGGIO DEL NUMERO DI CONSIGLIERI MENTRE SI PERDONO GRANDI OPPORTUNITA'

Giovedì scorso è inziata la discussione generale sulla nuova proposta di statuto del Veneto. Non che la cosa entusiasmi molto i Veneti se non per sapere come andrà a finire sul numero dei consiglieri regionali (60, 50, 40 , 30, 29.....). Io sono intervenuto insistendo sul riconoscimento della "metropoli inconsapevole" e sull'importanza del governo delle sue funzioni strategiche, oltre che sulla necessità di una "efficacia" dell'istituzione regione. Il testo è la trascrizione del verbale, appena ritoccato. Ieri è ripresa la discussione, questa volta sui singoli articoli.

Quando nasceva la Regione Veneto, nel 1971, io andavo in prima elementare e quindi posso dire di essere a tutti gli effetti un figlio di questi 40 anni di Regione Veneto, del suo sistema economico, di uno sviluppo diffuso in tutto il territorio, con il suo modello insediativo policentrico. Anche i piccoli e medi Comuni dovevano diventare protagonisti, cento campanili e cento zone industriali. Oppure del suo sistema sanitario rispetto al quale questa Regione ha fortemente investito. Insomma, anche se non ho assistito alla sua nascita ho avuto la fortuna di partecipare al Consiglio dei quarant’anni che abbiamo fatto lo scorso anno. In quella occasione ho pensato che i costituenti veneti, con tutti i loro pregi e difetti, comunque la loro visione del Veneto sicuramente l’hanno vista realizzata. Hanno visto il passaggio di una regione uscita dal dopo guerra con una economia arretrata, legata all’agricoltura, transitare rapidamente all’industria manifatturiera, tale da collocarla tra le più sviluppate in Italia. Una regione caratterizzata da una forte enfasi sulle autonomie locali - anche troppa forse -, con una predilezione per le infrastrutture stradali e quindi per la mobilità individuale, per una produzione di beni pubblici che ha guardato molto alla sanità e al sociale e forse poco all’ambiente e alla difesa suolo. Insomma, con i valori e l’architettura istituzionale dello statuto del 1971, penso che quei costituenti possono dire che quel Veneto che avevano immaginato oggi è qui.

(leggi tutto l'intervento cliccando qui)

venerdì 30 settembre 2011

ARPAV: SI PARLA DI CARROZZONE, MA LE RISORSE SONO MENO CHE ALTROVE

Ieri pomeriggio in via Zamenhof, presso il cantiere che dovrebbe ospitare la futura sede provinciale ARPAV, ho analizzato di fronte alla stampa la situazione dell’agenzia regionale per l’ambiente alla luce di alcuni dati di comparazione con le agenzie di altre regioni del Nord Italia.
Tutte le regioni del Nord finanziano le ARPA con le risorse del Fondo Sanitario e nel caso del Veneto il finanziamento del 2011 è il più basso (57,11%) tra le regioni esaminate. Se guardiamo poi il costo per abitante dell’agenzia veneta, vediamo che solo l’ARPA lombarda sembra costare decisamente meno, ma non possiamo dimenticare che in Lombardia le competenze sono ridotte rispetto al Veneto, dove invece ARPA effettua numerose analisi sanitarie per conto delle ULSS. Se infine guardiamo la cosa sotto il profilo del numero di dipendenti, anche qui la linea di tendenza è quella che accomuna tutte le regioni del Nord, né più né meno, con la sola eccezione della Lombardia, in base al criterio “meno funzioni meno persone”.
Può sembrare in controtendenza con il sentimento generalmente diffuso oggi ma rischiamo di commettere un grave errore considerando ARPAV un carrozzone su cui intervenire con la scure. Significa non avere a cuore la gestione del territorio.
La nostra regione presenta tre aree molto critiche sotto il profilo ambientale, dove l’attività di prevenzione, monitoraggio e controllo è particolarmente significativa: la laguna di Venezia, dove l’attività arpav è prevista dalla legge speciale, il bacino del Fratta-Gorzone, attraverso l’accordo di programma per i risanamento sottoscritto con il Ministero dell’ambiente, e adesso anche il monitoraggio delle polveri sottili (PM10), che le Nazioni Unite hanno recentemente riconosciuto come una delle principali cause di malattia nella società urbana del terzo millennio. A fronte di questi compiti le attuali previsioni di tagli significano liquidare la struttura e le sue competenze. La scure che ha segato 12 milioni di euro sottratti dal fondo sanitario regionale, la previsione di dismissione della gran parte dei laboratori di analisi e delle sedi locali sparse sul territorio, vanno ben al di la di quel giusto piano di razionalizzazione che si richiede oggi alla Pubblica Amministrazione. I soldi tagliati dal fondo sanitario regionale per ARPAV dovranno essere riassegnati in sede di assestamento di bilancio regionale se non vogliamo che ARPAV diventi davvero un “carrozzone” incapace a svolgere le proprie necessarie funzioni. Vicenza poi è “terra dell’acqua”: nella riorganizzazione prevista per ARPAV, Vicenza potrebbe candidarsi per avere sul proprio territorio l’Osservatorio Acque.

giovedì 22 settembre 2011

STATUTO REGIONALE: SERVONO POCHE REGOLE MA CHIARE

Cosi com’è la bozza di statuto presentata dalla maggioranza non può funzionare. La manovra economica ha cambiato le carte in tavola e ora bisogna rivedere il testo voluto dalla maggioranza. La nostra proposta si articola in 4 momenti: riduzione del numero di consiglieri a 50, seguendo quella logica di contenimento della spesa richiesto nella manovra di agosto; eliminazione del vitalizio e introduzione di un tetto massimo di 2 mandati per i consiglieri, riducendo così sensibilmente le spese e garantendo una politica che sia impegno di rappresentanza e non di poltrona; infine l’introduzione di nuove regole, trasparenti, per la nomina dei collegi di revisori all’interno delle società partecipate, in nome di una politica di correttezza e non dispensatrice di favori. Questi sono gli emendamenti che abbiamo presentato oggi allo statuto, 4 semplici principi per rendere lo statuto uno strumento di garanzia e non un confuso insieme di precetti e vincoli.


mercoledì 21 settembre 2011

TRASPORTO FERROVIARIO: COMMISSIONE ORARI NON LA TIRI PER LE LUNGHE

Sono convinto che, nella proposta di istituire una commissione per la revisione del sistema orari del trasporto ferroviario regionale (contenuta nella Delibera di Giunta Regionale N. 1450 dellasettimana scorsa), l’importante sia che non si riveli un modo conveniente per procrastinare una annosa situazione. La mobilità della nostra regione è in uno stato comatoso e avrebbe bisogno di una rapida rianimazione; dalla Regione ci aspettiamo un impegno massiccio che risponda alle esigenze degli utenti del servizio e che possa essere davvero “fondamento essenziale” per l’avvio del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale. Stiamo ancora aspettando il rapporto conclusivo della commissione che doveva elaborare i costi standard per i trasporti: sono tutti tasselli che dovrebbero legarsi insieme per poter dare una risposta concreta al problema della mobilità. Quello che ci chiedono gli utenti dei nostri treni, il mondo che si sposta, è di non “tirarla per le lunghe”, per cui è importante che questo tavolo di lavoro congiunto arrivi rapidamente ad elaborare delle proposte condivise.


lunedì 19 settembre 2011

La Siemens abbandona il nucleare


Con una intervista a Der Spiegel il presidente del gruppo industriale tedesco Siemens Peter Lòscher, ha annunciato l'abbandono del nucleare da parte dell'azienda, tra le maggiori fornitrici di tecnologie per le centrali nucleari. "Per noi il capitolo è chiuso" ha dichiarato e gli accordi con la francese Areva e la russa Rosatom sono in via di risoluzione. Dopo i governi e i referendum popolari ora anche l'industria lascia la tecnologia nucleare. Nella foto la centrale nucleare Areva-Siemens in costruzione in Finlandia.

martedì 13 settembre 2011

TAGLIO A PERSONALE INFERMIERISTICO VENETO: PRIMA COLETTO CHIARISCA

Prima di procedere con qualsiasi ipotesi che incida sull'organico degli infermieri in Veneto, l'assessore Coletto deve venire a chiarire l'intera vicenda in commissione. Proprio oggi ho depositato un'interrogazione rivolta alla Giunta riguardante lo studio commissionato dall'esecutivo per ottimizzare la dotazione organica e “turnistica” del personale infermieristico degli ospedali veneti, sulla base del quale si ipotizza uno scenario con migliaia di esuberi. Oltre al fatto che il lavoro sarebbe stato svolto da un team di ingegneri gestionali, che si sarebbero basati sugli standard della Lombardia, risalenti però al 1998, ci troveremmo di fronte a scelte fondate soltanto su meri criteri numerici senza indicazioni sulla qualità dell'assistenza e delle prestazioni. In Veneto manca un’indicazione relativa agli standard di organico, quindi ben venga una loro definizione che accompagni il nuovo piano, tuttavia questa deve avvenire con una discussione aperta, che coinvolga gli stessi operatori. Per questo chiediamo a Coletto un approfondimento della vicenda in sede di commissione, per comprendere i meccanismi delle fredde statistiche rese pubbliche prima di essere chiarite.

lunedì 12 settembre 2011

Se il metrò parte male

Purtroppo se non si crede seriamente alla mobilità sostenibile i risultati possono rivelarsi deludenti. E' quanto stà succendendo alla linea Venezia-Mira Buse, la prima del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (da cui l'acronimo SFMR) ad entrare in funzione dopo dieci anni, più di dieci in realtà, dall'approvazione del progetto. Orari improbabili per chi deve andare al lavoro e per chi voglia fare il turista, elettrificazione incompleta........ e quindi scarso utilizzo. La descizione della situazione è stata fatta dal puntuale e documentato sito di FERROVIE A NORDEST. Pare un'operazione fatta per poter dire che non conviene investire nei servizi metropolitani di superficie e infatti la Regione Veneto a tutto pensa tranne che a colmare il pesante ritardo su questo fronte. Vedere invece come si presenta il servizio in Lombardia, rete estesa, orario cadenzato, biglietto unico. Quando vedremo una mappa così per il Veneto?

venerdì 9 settembre 2011

IL CASO CONCIA HA FORNITO TRE LEZIONI DA IMPARARE

Mio intervento apparso oggi sul Giornale di Vicenza:

Qualunque sia il giudizio sulle vicende fiscali del distretto della concia, sulle reazioni popolari, sui maldestri tentativi di giustificare l'ingiustificabile, qualche lezione si può trarre. Il problema della fiscalità ha assunto in Italia proporzioni mastodontiche, sia per la complessità e astrusità delle norme di riferimento, sia per la pressione in termini di prelievo del reddito, sia per la dimensione dei fenomeni di evasione, anche in riferimento a singoli casi. La reazione non può tuttavia arrestarsi allo sdegno e il radicamento del problema dimostra che urge una risposta di natura politica, capace di soluzioni che non assegnino alle sole forze dell'ordine l'onere di una lotta senza quartiere per reprimere il fenomeno. Possiamo dire di aver imparato almeno tre lezioni dal triste episodio di Arzignano.
La prim! a è che bisogna spostare il peso del carico fiscale dal lavoro al patrimonio e alla rendita. meno tasse su chi da lavoro e chi lavora, più tasse sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie. E non si tratta solamente di introdurre la patrimoniale per affrontare la grave situazione della finanza pubblica italiana, misura che ritengo efficace e necessaria in questo momento, ma di rivedere la disciplina fiscale in modo che i produttori, imprenditori e lavoratori, abbiamo un trattamento almeno pari, se non di vantaggio, rispetto agli speculatori e ai grandi investitori finanziari. Credo che non ci siano dubbi sul fatto che la crisi internazionale non si è generata nel mondo del lavoro ma in quello finanziario, tuttavia gli effetti negativi si stanno paradossamente scaricando proprio sul primo, con effetti perversi.
Una seconda lezione rigurada non più i produttori e gli investitori, ma le famiglie, i cittadini. Ci spiega che l'evasione non è solo! quella di chi porta i capitali all'estero o evade l'IVA. Potr! emmo definirla “una rivolta sociale silenziosa”, che vive di tanti piccoli gesti quotidiani che tutti conosciamo e che sono il simbolo di un sistema pieno di falle e di errori che negli anni non si è voluto affrontare perché faceva comodo. Oggi la situazione non è più prorogabile e richiede misure concrete di contrasto all'evasione, non solo e non tanto di repressione. Anziché smantellare la struttura delle detrazioni, questa andrebbe ampliata, creando un vero contrasto di interesse tra consumatori e fornitori di beni e servizi, rendendo detraibili le spese di manutenzione domestica, le riparazioni e quelle spese quotidiane dove spesso è ''conveniente” per il consumatore aggirare la fattura. L'esperienza della detrazione per le ristrutturazioni edilizie e l'efficienza energetica insegna: diventa conveniente chiere la fattura e cresce la base imponibile con un risultato complessivamente positivo.
La terza più che una lezio! ne è una sfida per l'industria conciaria della valle del Chiampo.L'accordo tra le parti sociali dello scorso luglio attribuisce al livello territoriale una inedita autonomia e responsabilità. Aziende e sindacati siedano ad un tavolo comune per definire, da subito, attraverso gli strumenti della contrattazione decentrata, un accordo per il ricorso allo straordinario che lo porti fuori dalle strade dell'evasione. Che utilizzi tutte le leve della detassazione e della flessibilità previste dalla legge ma che superi le dinamiche individualistiche che hanno pervaso il mondo dell'impresa quanto quello del lavoro. Che metta tutte le aziende nelle stesse condizioni, evitando fenomeni di concorrenza giocati sul costo del lavoro. Un contratto territoriale che porti un settore economicamente così importante a una sana e civile normalità.


sabato 27 agosto 2011

SCANDALO CONCIA: UNA SITUAZIONE CHE SUPERA LA FANTASIA

Se quel che è emerso dalle indagini sarà confermato appare un quadro che supera di molto ogni fantasia possibile: un vortice di artifizi fiscali, evasione ed esportazione di capitali che ha coinvolto il gruppo Mastrotto, leader mondiale nel settore della concia. La notizia giunge a distanza di un anno dagli ultimi episodi di evasione portati alla luce dall’inchiesta “Dirthy Leather”. La realtà che sembra apparire dalle carte della finanza ha dimensioni ciclopiche e simili notizie rendono davvero difficile riuscire a difendere un settore pur così importante per l’economia locale della valle del Chiampo. Ci vorranno anni per ricostruire la credibilità del comparto, nuovi protagonisti e meno ipocrisia, anche da parte di certa politica locale che ha sempre minimizzato. Questa notizia rilancia un’altra importante questione: come si possa pensare di chiedere sacrifici alle persone, alle famiglie e ai lavoratori quando la “questione fiscale”, attraverso casi come questo, si rivela in tutta la sua imponenza.